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Art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale

Silver economy

a cura di Tadzio
Posted on 7th maggio 2012 in Commenti e opinioni, Tadzio

La crescita dell’aspettativa di vita e la riduzione del tasso di natalità portano le società occidentali a misurarsi con il tema dell’invecchiamento della popolazione. La rivoluzione demografica in atto, dagli ovvi risvolti psicosociali, rende legittimo aspettarsi una progressiva caduta dell’entusiasmo e della spinta all’investimento e all’innovazione. Gli economisti però iniziano a parlare di silver economy, ovvero la crescente domanda di beni e servizi che potrebbe garantire condizioni sociali e territoriali ottimali per la piena ed attiva partecipazione degli anziani alla vita delle comunità locali. In Italia un cittadino su cinque ha più di 65 anni ed entro il 2050 gli ultra 65enni saranno 6 milioni in più dei ventenni. Diventa quindi necessario rompere gli stereotipi intergenerazionali e promuovere una cultura dell’invecchiamento attivo che garantisca alla popolazione degli ultracinquantenni, che gode di una salute migliore ed è più istruita di quella che l’ha preceduta, buone possibilità di occupazione e di partecipazione alla vita sociale della comunità. Più occupazione, soprattutto se di qualità, significa più entrate contributive per pagare le pensioni, oltre ad avere riflessi positivi sulla crescita e quindi sul rapporto tra spesa previdenziale e Pil. Maggiore partecipazione vuol dire invece valorizzare il capitale di conoscenze, abilità e competenze che possono essere scambiate, condivise e trasferite per promuovere cooperazione e comprensione tra le generazioni. Il 18 aprile la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha lanciato in Italia l’Anno Europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni. Attraverso questa proclamazione, il parlamento e il consiglio dell’Unione Europea intendono evidenziare la ricchezza sociale rappresentata dalle persone anziane e promuovere conoscenze, socialità, relazioni, impegno professionale o di volontariato, tutti elementi che potrebbero garantire un significativo contributo allo sviluppo economico e sociale dell’Europa e rappresentare alcune delle condizioni essenziali per un invecchiamento realmente attivo. D’altra parte una società che invecchia non è necessariamente destinata a risultare peggiore rispetto a prima, piuttosto è costretta ad assumere un’identità diversa. Certo è che in questo scenario di crisi, tra esodati e pensionati ultra 67enni, diventa difficile immaginarsi un innalzamento di qualità degli anni residui, soprattutto se le riforme del governo – non governo Monti non saranno in grado di assicurare agli anziani un reddito adeguato e sistemi pensionistici sostenibili per le attuali e future generazioni.

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