Idee libere...
Tadzio
Art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale

Educazione sociale

a cura di Tadzio
Posted on 13th maggio 2013 in Commenti e opinioni, Tadzio

Sento un vago malessere che alimenta un sentimento di precarietà e di insicurezza. La generosità e l’intelligenza sono sempre più spesso offuscate dalla paura e dalla solitudine, mentre l’illusione dell’autosufficienza genera modelli decisionali deboli. Mi sembra che ruoli ed identità siano prossimi alla disgregazione. Valori come solidarietà, altruismo, rispetto, non-violenza si sono affievoliti e hanno lasciato spazio a relazioni aride e strumentali che hanno prodotto esclusione ed indifferenza. Una visione catastrofica – direte voi – in un momento nel quale occorre invece investire nella generazione di rapporti di solidarietà attiva. In effetti, a parte una buona dose di pessimismo, lo scenario non è esaltante e la politica dà un’ulteriore sferzata al tentativo di superamento di questa mancanza di senso comune. Eppure il rafforzamento delle abilità di relazione e di cooperazione – affiancato ad una nuova attenzione rivolta alle emozioni proprie ed altrui – può diventare il terreno di coltura per sviluppare la risposta alla domanda di senso che oggi la nostra comunità si pone. Questo è quanto sostiene lo psicologo spagnolo Robert Roche Olivar che, parlando di intelligenza pro sociale, illustra quell’insieme di comportamenti che agiscono su una dimensione di convivenza civile e che non necessitano di un quadro normativo per essere agiti da cittadini responsabili. Quello della cittadinanza consapevole, d’altra parte, è una questione chiave del nostro tempo, una dimensione che coniuga lo sviluppo del singolo con la promozione della comunità, che influisce sulla vita quotidiana e sulle grandi scelte politiche nel tentativo di legarle a valori come sviluppo sostenibile, multiculturalità, rispetto dei diritti umani, legalità e solidarietà. La teoria pro sociale fa emergere una rinnovata consapevolezza circa le possibili conseguenze delle proprie azioni, nuovi modelli regolativi dell’agire e nuovi doveri di cittadinanza e poggia i propri presupposti su una cultura della comprensione e della responsabilità reciproca che garantisce se stessi e il prossimo. L’interesse è posto in particolare sulla creazione di spazi di ricerca e di confronto e sulla pianificazione di percorsi fondati su relazioni costruttive che orientino verso comportamenti socialmente adeguati, piuttosto che concentrare l’attenzione verso la riduzione o l’estinzione di azioni socialmente inadeguate. Ma per fare questo occorre partire dalla politica, intesa come il luogo più prossimo al cittadino, uno spazio comune nel quale le persone, singole ed associate, possano riscoprire il valore educativo, sociale, politico ed economico dell’essere comunità unita dal vincolo della cittadinanza.

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Art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale

Giornalismo partecipativo

a cura di Tadzio
Posted on 8th maggio 2013 in Commenti e opinioni, Tadzio

L’informazione come bene comune. Questo è il principio che sta alla base della produzione di notizie che avviene grazie all’utilizzo sapiente dei social media e alla partecipazione attiva dei lettori. L’obiettivo è fornire un’informazione indipendente, affidabile, accurata ed accessibile a tutti, permettendo nel contempo il protagonismo dei cittadini nella sfera pubblica e fornendo loro il mezzo necessario per farsi ascoltare. Emerge quindi un nuovo ecosistema dei media, dove le comunità online discutono ed approfondiscono le notizie create dai media tradizionali, espandendone l’universo informativo. E dove si lavora sulla collaborazione tra giornalisti e cittadini in progetti d’inchiesta ed approfondimento. In questo senso il coinvolgimento diretto dei cittadini nella produzione delle informazioni – accanto ai professionisti del settore – rappresenta un mezzo per riportare al centro del discorso pubblico interessi, necessità e bisogni delle persone comuni. Consentire a milioni di soggetti di far circolare notizie non filtrate dal mainstream, sfruttando la forza quasi onnipotente dei social network, corrisponde infatti a creare democratiche occasioni di confronto, raccolta, stesura, analisi che consentono la produzione plurale di informazione e la diffusione capillare di notizie. You reporter e centinaia di altri siti di open journalism insegnano che un fatto, un istante di vita, qualsiasi avvenimento può diventare notizia. Una biodiversità informativa che fonda la propria autorevolezza sulla revisione tra pari – caratteristica della comunità scientifica – e sulla comunicazione aperta. D’altra parte la creazione di nuovi canali fiduciari tra giornalisti e lettori non è l’unica funzione positiva che deriva da una maggiore apertura dei mezzi di comunicazione alla partecipazione attiva del pubblico. Non vanno infatti dimenticate la possibilità di esprimere commenti, la funzione di filtro delle notizie presenti in rete, il controllo dell’accuratezza delle informazioni pubblicate e non ultimo l’arricchimento delle fonti. Sappiamo infatti che è fondamentale avere delle fonti attendibili ed è proprio questa consapevolezza che ha dato vita a codici di condotta, basati su criteri quali accuratezza dell’informazione, imparzialità, indipendenza, che rientrano nel concetto più ampio di netiquette. Raccontare la realtà significa applicare senso critico ed autonomia di giudizio affinché lo spazio della rete divenga un luogo di confronto sui problemi comuni oltre che un’intermediazione utile a raccontare le criticità esistenti. Il risultato auspicato è quello di aumentare il sentimento di appartenenza dei cittadini alle periferie geografiche e sociali delle nostre comunità.

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Art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale

Postdemocrazia

a cura di Tadzio
Posted on 16th aprile 2013 in Commenti e opinioni, Tadzio

Pare che abbia vinto la capacità del metodo sul merito, la potenza del format comunicativo sul comunicabile. Buona parte del lavoro svolto dal M5S è infatti consistito nell’aprire la classe politica alla partecipazione di massa, spostando i flussi di informazione dalle élites tradizionali ai cittadini. Mancano però la sostanza, i contenuti e le competenze e ora che il M5S si sta rilevando l’ennesima espressione di postdemocrazia – definizione che il sociologo Colin Crouch utilizza per indicare quelle democrazie che si avviano inesorabilmente verso un’inedita oligarchia – Grillo e il suo seguito di politici impreparati lasciano proprio a quelle élites tradizionali il potere di regolare ambiti di grande importanza. L’opportunità era quella di creare un governo capace di vincere la corruzione, di scardinare il giro dei vecchi amici e di riconquistare la fiducia dei giovani. Per dirla con le parole del sociologo Anthony Giddens, c’era la reale possibilità di democratizzare la democrazia e di accogliere all’interno dei processi decisionali anche la società civile, con l’obiettivo di arrivare ad una democrazia inclusiva grazie alla quale le persone partecipano alle pratiche decisionali e negoziano interessi, strategie e finalità. L’innovazione politica è d’altra parte indispensabile se le democrazie contemporanee vogliono rispondere alle nuove sfide. La prima è costituita dall’oscillazione tra un sentimento antipolitico e la richiesta di ritorno a forme di democrazia partecipativa. Peraltro la base civile è pronta perché l’innalzamento del livello medio di istruzione rende il cittadino maggiormente consapevole delle possibilità che ha a diposizione per contribuire alla definizione dell’interesse generale. Il moltiplicarsi di forum, blog, siti internet dimostra poi che non è la partecipazione politica ad essere in crisi, ma sono i mezzi tradizionali che essa ha a disposizione a mostrare l’usura del tempo. Infine la diffusione di meccanismi, alternativi o complementari rispetto a quelli tradizionali, rappresenta un’opportunità per democratizzare la politica, cioè per rendere maggiormente controllabili i meccanismi di funzionamento delle istituzioni democratiche. E allora perché perdere l’occasione? I cittadini esprimono una richiesta molto semplice: contare di più. Domanda che ancora una volta – viste le scelte dei dieci saggi di Napolitano – non è stata recepita per via di un’incapacità funzionale stratificata, frutto di una politica clientelare e di un sistema a democrazia bloccata. Si è preferita ancora una volta la gerontocrazia politica di persone influenti e sorde alle nuove istanze.

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