Il permanere di una crisi economica senza precedenti, il conseguente clima di incertezza percepito dai consumatori e l’attuazione di misure di politica economica volte al consolidamento dei conti pubblici, hanno anche contribuito, da un lato a penalizzare la spesa per consumi, dall’altro ad estendere la fascia di popolazione più esposta ai rischi di esclusione e di povertà. Rispetto ai consumi, la spesa delle famiglie si è ridotta tra il 2008 ed il 2011, in termini reali, del -2%. Le previsioni per l’anno in corso stimano una contrazione dei consumi delle famiglie in termini reali del -3,2%. Nel periodo considerato si è inoltre parzialmente modificata la struttura della spesa.
• l’incidenza della spesa per alimentari e bevande aumenta leggermente, passando dal 17,4% del 2008, al 18% del 2011, in ragione però di una contrapposizione tra beni per i quali aumenta la spesa (ad esempio la carne, le bevande) e voci di spesa in contrazione (pane e cereali, pesce, latte, formaggi e uova, ecc.);
• la quota destinata alla spesa non alimentare resta sostanzialmente stabile attorno all’82%: aumenta la spesa per l’istruzione, la sanità, i mobili, elettrodomestici e servizi per la casa, l’abitazione, mentre diminuisce quella per tabacchi, trasporti, combustibili e energia, altri beni e servizi.
Se guardiamo alla ricchezza delle famiglie, secondo un’analisi realizzata dalla Banca d’Italia nell’ultimo triennio il ritmo di crescita della ricchezza netta pro-capite ha registrato un rallentamento notevole, fino a evidenziare un saldo negativo nel 2010 (-1,2% rispetto all’anno precedente). In Valle d’Aosta il reddito disponibile per abitante si attesta nel 2011 a circa 22.500 euro, ovvero un valore superiore del 25% al dato medio nazionale e di circa l’8% rispetto a quelli dell’area del Nord. Si deve però sottolineare che nel periodo in esame (2008-2011) le famiglie valdostane sono state interessate da una caduta dei redditi più importante di quella osservata per la gran parte delle altre regioni italiane. Per la Valle d’Aosta si osserva, infatti, una perdita del reddito del -2,3%, contro, ad esempio, ad un +0,4% per l’Italia, un -0,5% per il Nord Ovest ed un +1,3% per il Nord est.
In Valle d’Aosta nel 2011 si stima che le famiglie in condizione di povertà relativa fossero circa 2.600, ovvero il 4,3% delle famiglie residenti, corrispondenti a circa 8.000 individui poveri, il 6,3% dell’intera popolazione. La povertà è certamente molto legata alle difficoltà di accesso al mercato del lavoro ed alla presenza di occupati con redditi da lavoro o da pensione.
Benessere economico:
cala la ricchezza
Produzione in Valle:
la crisi continua
La crisi economica in Valle d’Aosta continua a mordere. Il quadro complessivo rappresentato dai risultati dell’indagine previsionale di Confindustria Valle d’Aosta, elaborata sui dati del secondo trimestre di quest’anno, conferma, purtroppo, il perdurare di un clima di attesa, anche se la stabilità dei principali indicatori potrebbe significare che la crisi abbia toccato il livello più basso dal suo inizio.
IL QUADRO CONGIUNTURALE. I dati relativi al carnet ordini per il secondo trimestre 2013 fanno infatti registrare un lievissimo miglioramento: quasi il 44% degli imprenditori ritiene di avere un carnet ordini sufficiente da uno a tre mesi, mentre dal 20% dello scorso trimestre si passa ad un quasi 40% del campione che dichiara di disporre di un portafoglio ordini in grado di coprire oltre tre mesi di attività. Si abbassa ulteriormente la percentuale delle imprese (dal 20% al 17%) che ha visibilità sugli ordini inferiore ad un mese. Per quanto concerne, invece, il grado medio di utilizzo degli impianti, si riscontra un impercettibile passo indietro: dal 65,28% del precedente trimestre al 63,61% dell’attuale. Questo dato potrebbe essere giustificato, in linea con i dati nazionali, dalla presenza di scorte, determinata, quest’ultima, da un trend di miglioramento della produzione che si è registrato nello scorso trimestre. Stabile il dato sull’andamento degli incassi rispetto ai termini di pagamento pattuiti: per la maggior parte delle aziende associate la riscossione dei crediti da parte dei committenti pubblici e privati avviene ancora in forte ritardo. È il 70% degli intervistati a dirlo.
L’EVOLUZIONE A BREVE -LE PROSPETTIVE. Le previsioni per il prossimo trimestre sembrerebbero confermare la presenza di una maggioranza di imprenditori valdostani che confidano in un lieve miglioramento della situazione economica. Segnali incoraggianti arrivano sul fronte della produzione, anche se la variazione resta su livelli negativi, dove le aspettative degli imprenditori fanno registrare un miglioramento (come anche nel precedente trimestre) dei livelli di produzione totale in quanto il saldo da -28,57% recupera a quota -17,39%. Resta sostanzialmente stabile la percentuale di imprese (48%) che non riscontra variazioni rispetto al trimestre precedente; migliora la percentuale delle imprese che ha aspettative di aumento dell’attività produttiva (dall’11% del precedente trimestre al 18% dell’attuale).
Le attese per l’acquisizione di nuovi ordini restano costanti per il 50% delle imprese pur facendo registrare nel saldo ottimisti/pessimisti, una lieve flessione (passando da un -23,08% ad un -33,33%), mentre le previsioni per gli ordini export restano stabili per il 60% delle imprese intervistate ( il saldo passa da -10,00 a-13,33).
In tema di investimenti, il 35% degli imprenditori non è ancora nelle condizioni di dare il via a un circolo virtuoso, tuttavia il 31% prevede di realizzarne per sostituzione ed il 35% lo farà per ampliare la propria attività. La situazione sul fronte occupazionale resta sostanzialmente stabile: va evidenziato il fatto che le aziende che intendono mantenere su livelli costanti il personale dipendente costituiscono oggi oltre l’88 per cento del totale e che diminuiscono anche quelle che pensano di applicare riduzioni (dal 6% del trimestre precedente al 4% dell’attuale). Ciò determina un lieve miglioramento nel saldo tra ottimisti e pessimisti che passa da un -16,13% del primo trimestre ad un -4,00% dell’attuale. Per quanto concerne il ricorso alla Cassa Integrazione, si riscontra un incremento delle realtà aziendali che ritengono di dover utilizzare questo strumento: dal 24% si passa al 32% del campione.
Nuova Legge
Etichettatura Alimenti
Finalmente una buona notizia proveniente dal nostro Parlamento che ha approvato all’unanimità, in Commissione agricoltura, il ddl 2260 riguardante le etichette d’origine, obbligatorie, per tutti i prodotti alimentari.
Niente più pubblicità con le immagini della Sicilia per il succo d’arancia se la materia prima arriva dal Brasile; per le mozzarelle associate al Golfo di Napoli, se arrivano dalla Germania. Il provvedimento “salva made in Italy” si condensa in sette articoli e prevede l’obbligo di indicare la provenienza dei cibi per i prodotti trasformati e non, lungo tutta la filiera e quindi in ogni fase della produzione, dai campi agli scaffali. Obbligatoria anche l’indicazione dell’eventuale presenza di OGM. Fino ad oggi, le etichette d’origine in Italia erano obbligatorie solo per uova, latte fresco, carne bovina, carne di pollo, passata di pomodoro, olio extra vergine di oliva e miele.
L’attuazione della legge però non sarà breve. Entro sessanta giorni dall’approvazione della stessa, infatti, dovranno essere emanati per ogni prodotto, filiera per filiera, dei decreti attuativi, da parte dei ministeri dello Sviluppo economico e delle Politiche agricole. Con gli stessi decreti saranno indicati i prodotti alimentari soggetti all’obbligo dell’indicazione. Chi immette in commercio prodotti privi dell’indicazione d’origine rischia una sanzione fino a 9.500 €.
Plaudono gli agricoltori che se, anche, giustamente cauti per le possibili lungaggini burocratiche di cui è pieno il nostro Parlamento, hanno festeggiato l’approvazione del testo riunendosi i giorni scorsi, in piazza Montecitorio a Roma, e offrendo ai parlamentari una salsiccia lunga 100 metri.
L’articolo centrale della legge è il numero 4 che stabilisce l’obbligo di “riportare l’indicazione del luogo di origine o di provenienza e dell’eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di OGM in qualunque fase della catena alimentare”. Va ricordato che questa richiesta è stata più volte sostenuta dalle associazioni dei consumatori per evitare il ripetersi di scandali alimentari che da tempo si verificano il nostro paese.
Altri provvedimenti rilevanti previsti dalla legge sono il rafforzamento del sistema di tutela delle produzioni a denominazione protetta (art. 2), delle produzioni italiane (art. 3) e, le norme per la produzione e il commercio dei mangimi (art. 6) che prevedono sanzioni amministrative fino a 66mila euro.















Il programma della lista PD-Sinistra VdA
Programma elettorale della coalizione PD-Sinistra, Alpe, Uvp
12 donne, 5 “under 30”, 9 indipendenti per una lista di cambiamento 






